Onofrio La Leggia e la sua opera Donna Brettia
Onofrio La Leggia, scultore e artista poliedrico originario di Riesi (CL), classe 1959, presenta con **Donna Brettia** un'opera imponente in **argilla a grandezza naturale**, che cattura immediatamente per la sua presenza fisica e la carica espressiva.
La statua raffigura una figura femminile nuda, in posizione dinamica e fiera: eretta con gamba leggermente avanzata, il braccio destro proteso a impugnare una lunga lancia (o asta), il sinistro a reggere un grande scudo rotondo appoggiato a terra. Il corpo è modellato con forza anatomica realistica, dai volumi generosi del torso e dei fianchi alle tensioni muscolari delle braccia e delle spalle. Il volto, dallo sguardo diretto e intenso rivolto verso l'alto, trasmette determinazione e sfida, mentre i capelli mossi dal vento (o dall'energia interiore) aggiungono vitalità e movimento alla composizione.
Tecnicamente, il lavoro in argilla cruda (o in fase avanzata di essiccazione) conserva tutta la matericità del processo: le impronte delle mani dell'artista sono ancora visibili nelle texture ruvide, nelle pieghe della pelle, nei dettagli dei capezzoli, dell'ombelico e delle pieghe addominali. Questa scelta non è solo pratica (l'argilla permette correzioni continue e una lavorazione diretta), ma anche poetica: la superficie grezza, quasi "viva", dialoga con la fragilità del materiale, contrapponendosi alla solidità guerriera del soggetto. L'effetto è di grande immediatezza tattile: sembra quasi di poter sentire il calore residuo delle mani che l'hanno plasmata.
Il titolo **Donna Brettia** richiama le antiche popolazioni italiche dei Bretti (o Brettii), stanziati nell'attuale Calabria tra il IV e il III secolo a.C., noti per il loro spirito indomito e le lotte contro i Greci prima e i Romani poi. La figura evoca quindi una guerriera italica, una sorta di amazzone mediterranea o una personificazione della resistenza autoctona, fiera e sensuale al tempo stesso. In un'epoca in cui il femminile guerriero è tornato prepotentemente nell'immaginario collettivo, La Leggia sceglie di rappresentarlo senza armature né elmi, puntando sulla nudità come simbolo di autenticità, vulnerabilità e forza primordiale. Non è una divinità classica idealizzata (come Atena o Diana), ma una donna terrena, carnale, radicata nella storia italica meno celebrata.
L'opera si inserisce perfettamente nel percorso dell'artista, che da decenni alterna sculture di forte impatto materico (spesso in argilla, bronzo o ceramica) a temi che intrecciano memoria storica, mitologia personale e riflessione sull'umano.
In sintesi, **Donna Brettia** è un lavoro potente, che unisce realismo anatomico a una dimensione arcaica e simbolica. Non lascia indifferenti: interpella lo spettatore sul coraggio, sulla bellezza non convenzionale, sulla forza che abita i corpi reali. In attesa della sua eventuale fusione in bronzo o di una patinatura definitiva, questa versione in argilla cruda conserva un'energia irripetibile, quella del "momento creativo" ancora palpitante sotto le dita dell'artista. Un'opera che merita di essere vista dal vivo, per apprezzarne appieno la scala monumentale e l'impatto emotivo. Complimenti a Onofrio La Leggia per aver dato forma a una figura femminile così arcaica e al contempo contemporanea.
(Sonia Demurtas)



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