Medusa opera di Vincenzo Presenti e critica di Sonia Demurtas
Medusa opera di Vincenzo Presenti un turbine di bellezza e inganno.
Davanti a questa *Medusa* di Vincenzo Presenti, il respiro si ferma, come se lo sguardo della gorgone avesse già iniziato la sua opera di pietrificazione. Non è la Medusa urlante e mostruosa del mito classico, né quella barocca e teatrale di Caravaggio: qui è una donna immersa in un silenzio profondo, gli occhi socchiusi in una serenità quasi estatica, il volto sereno, ed anche sorridente che tradisce una bellezza ancestrale e malinconica.
I serpenti, quei leggendari capelli viventi, non sono creature orripilanti ma un'esplosione vitale di forme sinuose, avvolgenti, dipinte con una materia densa e pastosa che sembra ribollire sulla tela... è un inno alla materia, un avvolgente desiderio di esistere e farsi vedere. Verdi accesi, blu elettrici, rossi sanguigni si intrecciano in un caos organizzato, come alghe marine agitate da una corrente profonda, o fiamme che danzano senza bruciare. La tecnica è materica, quasi scultorea: la pittura si solleva, si gonfia, si increspa, dando ai serpenti una presenza tattile, quasi si potesse toccare la freddezza viscida.
Il velo azzurro che le incornicia il capo fluttua leggero, etereo, in contrasto con la pesantezza terrigna del fondo rosso-bruno, un abisso infuocato che richiama il sangue versato e la passione repressa. Il volto emerge da questo vortice con una delicatezza sorprendente: la pelle dorata, quasi ambrata, le labbra sinuose, un'espressione di abbandono che trasforma il mostro in vittima, la maledizione in destino accettato.
Presenti non ci terrorizza; ci ipnotizza. Ci invita a guardare oltre l'orrore, a riconoscere nella Medusa la forza primordiale della natura femminile: seducente, pericolosa, incontenibile. È un'opera che vibra di energia tellurica, un'esplosione cromatica che cattura l'anima e la trattiene, proprio come lo sguardo fatale del mito.
In questa reinterpretazione contemporanea, la gorgone non pietrifica il corpo: pietrifica il tempo, lasciando lo spettatore sospeso in un'eterna contemplazione tra bellezza e abisso. Un dipinto che non si guarda, ma si vive...si assapora con gli occhi ma si gusta col cuore. (Sonia Demurtas critica d'arte emozionale)



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