Nadia Martorano: una Sacra Famiglia immersa nelle ninfee, omaggio vibrante a Claude Monet a cura della critica d'arte Sonia Demurtas
Nadia Martorano: una Sacra Famiglia immersa nelle ninfee, omaggio vibrante a Claude Monet
**A cura della critica d'arte Sonia Demurtas**
In un'epoca in cui l'arte contemporanea spesso si confronta con il passato per reinventarlo, Nadia Martorano propone un'opera di straordinaria intensità emotiva e tecnica raffinata, ispirata dichiaratamente alla celebre serie delle *Ninfee* di Claude Monet. Questa tela, che ritrae la Sacra Famiglia – Maria, Giuseppe e il Bambino Gesù – immersa in un paesaggio acquatico dominato da fiori di loto e ninfee, rappresenta un audace sincretismo tra iconografia religiosa tradizionale e l'impressionismo luminoso del maestro francese.
Martorano riprende l'essenza della pittura monetiana: la dissoluzione della forma nel colore, la vibrazione della luce che si riflette sull'acqua, le pennellate dense e pastose che creano un effetto di movimento perpetuo. Il cielo infuocato, con le sue sfumature di giallo, rosa e arancione, evoca i tramonti e le albe delle ultime *Ninfee* di Monet, quelle grandi decorazioni del Musée de l'Orangerie dove il confine tra figura e paesaggio si dissolve in un'esperienza quasi mistica. Qui, però, l'artista calabrese inserisce un elemento sacro e narrativo: le tre figure centrali, avvolte in aureole dorate, emergono dal caos cromatico con una tenerezza protettiva. Maria, con il velo blu e riflessi rosa, culla il Bambino addormentato, mentre Giuseppe le sovrasta con uno sguardo sereno, in un'intima composizione triangolare che richiama i classici della pittura rinascimentale e barocca.
Il contrasto è affascinante: da un lato, la spiritualità timeless della Sacra Famiglia, simbolo di purezza e armonia divina; dall'altro, l'approccio impressionista che trasforma lo stagno di ninfee in un giardino edenico, dove i fiori rosa e bianchi galleggiano come offerte votive. Le ninfee, tema ossessivo di Monet negli anni della maturità – quando, quasi cieco, dipingeva guidato dalla memoria e dall'emozione –, diventano qui metafora di contemplazione e trascendenza. Martorano le rende protagoniste assolute del primo piano, con petali resi in rilievo e colori saturi che catturano la luce in modo quasi tattile, mentre lo sfondo montuoso e arboreo si perde in una sinfonia di verdi e blu.
Tecnicamente impeccabile, l'opera denota una padronanza del colore che va oltre la mera citazione: le vesti dei personaggi sono tessute di striature multicolori, quasi iridescenti, che fondono i corpi con l'ambiente circostante, suggerendo un'unità cosmica tra sacro e natura. È un'impressionismo rivisitato in chiave contemporanea, con accenti espressionisti che amplificano l'emotività: il volto serafico del Bambino, gli occhi chiusi di Maria in estasi, la barba di Giuseppe che si mescola ai toni caldi del tramonto.
Nadia Martorano, artista versatile e premiata (tra cui il Mercurio d'Oro per le Arti Visive), dimostra in questa tela una sensibilità unica nel dialogare con i grandi del passato senza cadere nell'imitazione. La sua Sacra Famiglia tra le ninfee non è solo un omaggio a Monet, ma una dichiarazione poetica: l'arte sacra può rinnovarsi attraverso la luce e il colore, trovando nella natura un riflesso del divino. Un'opera che invita alla meditazione, vibrante di vita e spiritualità, destinata a lasciare un segno nel panorama dell'arte religiosa contemporanea.



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