Onofrio La Leggia, nota critica di Sonia Demurtas
**Nota critica – Tondo in bronzo, 1978 di Onofrio La Leggia**
*(Fusione a cera persa, diametro cm 20 – Nudo femminile rannicchiato di schiena)*
In questo piccolo grande tondo del 1978 Onofrio La Leggia compie una sintesi straordinaria tra **intimità arcaica della figura** e **solennità istituzionale** del formato circolare.
La donna, rannicchiata in posizione fetale eppure matura, occupa interamente il campo senza lasciare quasi spazio al “fuori”. Il cerchio non è semplice cornice: diventa **utero cosmico**, membrana che trattiene e protegge, al tempo stesso sigillo e orizzonte invalicabile. Le forme del corpo – curve morbide del dorso, la rotondità accentuata del gluteo, la tensione delicata delle spalle – si piegano e si distendono seguendo una **armonia interna** che sembra rispondere più alle leggi della gravità organica che a un dettato prospettico classico. È una nudità senza esibizione, quasi **introflessa**, che invita lo sguardo a indugiare sulla qualità tattile della materia piuttosto che sul mero erotismo.
Il bronzo, con la sua patina calda e mossa, è il vero protagonista luminoso dell’opera. La superficie non è levigata né uniformemente lucida: conserva le tracce vive della modellazione, i segni delle dita, le asperità e i piani inclinati che catturano e restituiscono la luce in modo **frastagliato e vivo**. Nascono così giochi continui di **chiaroscuro mobile**: la luce scivola lungo la schiena come carezza, si annida nelle pieghe dei capelli scomposti, si spegne dolcemente nelle zone concave del ventre e delle cosce, per poi riemergere improvvisa sugli zigomi delle scapole. È una luce **generata dalla materia stessa**, non calata dall’esterno – quasi che il bronzo, ossidandosi e maturando nel tempo, continuasse a “respirare” e a modificare sottilmente la propria presenza.
Questo tondo non nasce però in uno studio isolato di ricerca formale. È **commissione pubblica**, premio di rappresentanza voluto dall’allora sindaco di un comune siciliano, il Cav. Dott. Lino Carrubba. In quel gesto del 1978 si condensa un’epoca in cui l’arte non era ancora percepita come bene di nicchia o investimento speculativo, ma come **linguaggio ufficiale della comunità**, strumento capace di celebrare il merito, la cultura e l’eccellenza locale. L’opera diventa così **memoria istituzionale**: non solo ritrae una figura umana, ma testimonia un patto tra artista e territorio, tra bellezza plastica e valore civico. Il nudo femminile – simbolo universale di vita, fragilità, rinascita – viene eletto a **emblema laico** con cui la collettività decide di riconoscersi e di premiarsi.
Onofrio La Leggia, in questo lavoro giovanile, dimostra già la cifra che lo caratterizzerà negli anni: la capacità di tenere insieme **l’armonia delle forme organiche** e la **dignità rappresentativa**, la sensualità contenuta e la forza simbolica del metallo. Un piccolo bronzo che, pur nel suo diametro modesto, si offre come **medaglia d’onore** coniata per un’intera stagione culturale del nostro meridione.
Un’opera che continua a emanare, quasi cinquant’anni dopo, la stessa **luce discreta e tenace** di allora.



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