Sarà di Elvira Sirio la copertina del volume *Hipponion Aeterna – Genesi di una Biennale tra Mito e Futuro* non è casuale: è un atto di profonda coerenza simbolica e poetica.

**Elvira Sirio: il ponte tra l’antico bronzo e l’eterno domani**
La scelta di affidare a Elvira Sirio la copertina del volume *Hipponion Aeterna – Genesi di una Biennale tra Mito e Futuro* non è casuale: è un atto di profonda coerenza simbolica e poetica. Nata a Reggio Calabria nel 1954, Elvira Sirio ha costruito la propria ricerca artistica su un dialogo incessante tra le radici della Magna Grecia e le urgenze del contemporaneo. Laureata in matematica e con una lunga carriera come docente e dirigente scolastica, ha coltivato parallelamente una passione visiva che l’ha portata a frequentare la Libera Accademia del maestro Paolo Raffa e a esplorare tecniche miste: pittura, incisione, scultura, spesso su supporti grezzi come il juta grezzo, dove innesta un figurativo vigoroso e stratificato. Le sue opere ridanno carne e colore ai bronzi emersi dal Mediterraneo – i Guerrieri di Riace, il Filosofo di Anticitera, le teste arcaiche – non come mera citazione archeologica, ma come atto di riattivazione: l’antico non è reliquia muta, ma materia viva che respira nel presente. Ogni pennellata, ogni innesto di elementi moderni (meccanismi, ingranaggi, frammenti geometrici), è un gesto di continuità: il mito non finisce, si trasforma. La copertina del volume incarna esattamente questa visione. L’imponente figura maschile – un giovane eroe o divinità ellenica, con chioma riccioluta e posa dinamica – richiama il patrimonio scultoreo calabrese e magno-greco: la forza archetipica dei kouroi, la tensione vitale dei bronzi di Riace. Il blu cobalto intenso delle pennellate, unito ai meccanismi dorati che ruotano intorno alla statua come ingranaggi del tempo, crea un campo di forze visive potenti: da un lato il passato mitico radicato nella terra di Hipponion, dall’altro il futuro tecnologico, ibrido, post-umano. È un’immagine che non decora, ma dichiara: l’arte contemporanea calabrese non guarda indietro con nostalgia, ma avanti con determinazione, usando l’eredità classica come motore di innovazione. Il gesto elevato della mano della figura – quasi un’indicazione, un’invocazione, un “avanti” – suggella il senso profondo della Biennale stessa: Hipponion non è solo un nome antico, ma un eterno presente. Aeterna significa proprio questo: un’identità che non si consuma, ma si rigenera. Elvira Sirio, calabrese doc e attenta al genius loci, ha saputo rendere tangibile quel sottotitolo – “tra Mito e Futuro” – con una sintesi visiva sobria eppure carica di significato. In un’epoca di frammentazioni, la sua poetica poliedrica (pittura che scolpisce, scultura che dipinge) ricorda che l’arte autentica è sempre un ponte: tra epoche, tra discipline, tra luoghi periferici e orizzonti universali. La copertina non è solo il volto del volume: è la sua anima. È la prova che Vibo Valentia, antica Hipponion, può e deve essere ancora oggi crocevia di visioni, dove il bronzo antico incontra la luce del domani. Grazie a Elvira Sirio, il volume non si limita a raccontare la genesi della Biennale: la incarna.

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