Il corpo e l'essenza sfumature cromatiche di Anna de Fulviis a cura di Sonia Demurtas

C’è una voce che nasce dalla terra d’Abruzzo, tra il respiro del Gran Sasso e il sussurro lontano del mare. Una voce antica e nuova al tempo stesso, pura come l’acqua di fonte, fragile come il vento tra gli ulivi. Anna de Fulviis non scrive soltanto poesie: libera l’anima. Nel suo “Il corpo e… l’essenza” il corpo diventa tempio e prigione, ferita e carezza, mentre l’essenza si rivela come luce che filtra attraverso le crepe dell’esistenza. Versi scritti di getto, come un tempo facevano i fanciulli che parlavano con il cielo, portano con sé il profumo della collina teramana, il sapore del perdono, la compassione silenziosa di chi ha conosciuto il dolore e ha scelto di non indurirsi. In queste pagine non si sente l’eco di altri autori, ma il battito sincero di un cuore che ha atteso a lungo prima di tornare a cantare. E quando finalmente canta, lo fa senza ornamenti inutili: con la stessa limpidezza con cui una bambina guardava il Gran Sasso e sentiva Dio nei colori del tramonto. Ogni parola è un ponte tra il visibile e l’invisibile, tra la carne che soffre e lo spirito che si libra. Anna ci ricorda che la vera poesia non si impara sui libri, ma si raccoglie come fiori selvatici lungo il cammino della vita: con rispetto, con stupore, con amore. Un’opera delicata e potente, che lascia nel lettore una dolce malinconia e, allo stesso tempo, una quieta speranza. Perché quando il corpo tace, l’essenza continua a parlare… e Anna de Fulviis sa ascoltarla con rara grazia. recensione a cura di Sonia Demurtas

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