Recensione a cura di Sonia Demurtas - Ecce venio – Ancilla Domini- Icona di Francesco Murfuni

Recensione a cura di Sonia Demurtas- -Ecce venio – Ancilla Domini- Icona di Francesco Murfuni
C’è un silenzio denso, quasi fisico, in questa icona di Francesco Murfuni. Un silenzio che non è vuoto, ma pienezza di dolore e di amore inseparabili. Il titolo, preso dalle parole stesse che gli angeli recano sui rotoli — «Ecce venio ut faciam voluntatem tuam» e «Ecce ancilla Domini» — non è un’etichetta: è il battito stesso dell’opera...il suo palpito d'amore. Qui l’obbedienza di Cristo e l’obbedienza di Maria si incontrano nel punto più alto e più straziante della storia della salvezza. Non vi sono lacrime ma sangue. La Madre stringe il corpo del Figlio con una tenerezza che fa male. La sua guancia poggia delicatamente su quella di Gesù, gli occhi semi-chiusi, le labbra appena dischiuse come se ancora mormorasse una preghiera o un sussurro silenzioso. Le mani — una che sostiene il capo, l’altra che cinge il fianco — non sono solo gesto di pietà: sono l’ultimo abbraccio di una Madre che ha detto sì fino in fondo, fino a questa ora. Il corpo di Cristo è segnato dalle ferite, dal sangue che scorre ancora, dalla fascia funebre con le croci, eppure non è solo morte. C’è una dignità solenne, una luce interiore che attraversa la carne martoriata. Murfuni con il pennello trasfigura il dolore...lo rende quasi palpabile. E poi c’è l’oro. Quell’oro antico, caldo, vivo, che non è sfondo ma calore. È la luce divina che invade lo spazio, che avvolge i due volti, che scende dalla colomba dello Spirito Santo e dalle due figure angeliche in alto. L’oro non illumina soltanto: consola, eleva, trasforma il pianto in inno. L’icona è un inno d’amore e di sofferenza, sì. Ma è soprattutto un inno di libertà: la libertà di chi ha scelto di fare la volontà del Padre fino all’estremo. Maria e Gesù sono qui uniti non solo dal sangue, ma da un sì che non si è mai ritratto. Francesco Murfuni ha saputo rendere visibile ciò che di solito resta nascosto nel cuore: lo struggimento puro di una Madre e di un Figlio che si amano fino alla fine del mondo. Un’opera che non si guarda. Si prega. (Sonia Demurtas)

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